Grenon Tadder

Umano Guerriero

Description:

Umano, 20 anni.

Il padre è morto in un rogo due anni fa.
Nel tentativo vano di salvarlo, si è ustionato gravemente la parte sinistra del volto.

Ha due fratelli, Giulius e Guayn che lo incolpano di qualcosa.

Ha frequentato per un paio d’anni l’Accademia di combattimento di Vencarlo Orisini, dove prese una sbandata per un’altra allieva: Sabina Merrin che ha sempre rifiutato le sue avances.

Ha trovato una lettera dove il padre indica come suo assassino un certo Gaedren Lamm. Oltre a questo nome, sulla lettera c’erano anche quelli di altre due persone uccise dallo stesso criminale: il padre di Lionel C.K. e quello di Horan Tuk-Baruhk.
Grenon li ha rintracciati e insieme hanno iniziato la ricerca dell’assassino.

Lavora come guardia privata al Covo dell’Anguilla di Devargo Barvasi.

Vive da solo, in un modesto alloggio a Korvosa Vecchia.

Bio:

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Bellissimo… Sei bellissimo…

Mi ricordo quasi solo questo di mia madre.
Mi teneva stretto e mi diceva che ero bellissimo.
Mi raccontava di posti bellissimi, e dei viaggi che faceva con la sua famiglia.

Poi solo parole di mio padre, e mia madre non c’era più.

Grenon, è il mio nome, e Tadder è il nome della famiglia di mio padre,

I miei fratelli più grandi di me, Giulius e Guayn, quasi non li ho mai visti.

Parlavano con me a mala pena, e dapprima non ne conoscevo il motivo.

Mio padre, un uomo che ricordo per i suoi occhi, forte, deciso, talvolta anche buono con me.
Parlava e parlava, ma quando voleva davvero qualcosa allora taceva e ti guardava fisso con quegli occhi…

Mi ha raccontato di recente, solo poco prima dell’incendio, che mia madre mi aveva difeso fino all’ultimo, e che non avevo nessuna colpa, che gli ricordavo mia madre e che avrebbe fatto tutto per la mia felicità.

Non so di che colpa parlasse.

Forse la stessa di cui parlavano i miei fratelli.

Vabbè. Non mi importa.

A dodici anni mio padre mi affida ad un uomo chiamato Vencarlo Orisini che già conosceva Giulius e Guayn.

Ricordo che quel giorno a quell’uomo brillavano gli occhi dalla felicità ed a mio padre lo stesso. O almeno credo.

Lo stesso giorno mi ritrovai con in mano un pezzo di ferro davvero ingombrante “l’acciaio dei Tadder”, seduto in una brandina in uno stanzone pieno di ragazzini.

Tutti fieri ed ubbidienti.

Vencarlo diceva sempre, dal primo giorno, che se avessi avuto anche solo un briciolo della fierezza e della subordinazione che avevano i miei fratelli sarei potuto diventare il suo migliore soldato… Me lo ha detto fino all’anno scorso. Vencarlo… Ogni volta che lo chiamavo così mi ritrovavo nei guai.
Ora ho 20 anni e finalmente non lo sento più parlare.

Il giorno dopo il mio 17mo anno, Orisini ha firmato dei fogli e mi ha rispedito a casa.

L’unica cosa che ricordo degli anni con Vencarlo è il corpo di Sabina Merrin: che culo che aveva e che tette… so usare la spada che porto solo perchè ogni tanto veniva ad allenarsi in accademia. Una volta ha voluto provare anche con me… sono finito nel fango in pochi secondi… come fai a concentrarti con quel corpo che ti balla davanti!
Da quel giorno sembrava quasi mi osservasse… Forse perchè ero bellissimo.

Ho provato tutti i bordelli di Korvosa, talvolta anche gratis, ma… non ricordo di aver mai più incontrato una donna con un corpo come il suo.

Quando tornai da mio padre era ancora più anziano di quanto mi ricordassi.
Ma i suoi occhi erano sempre quelli, erano ancora infuocati e vivi… Solo lui riusciva a guidarmi.

Aveva una strana ferita, mi disse che se l’era procurata a caccia. Poi tutto finì.

Il fuoco.

I suoi occhi su di me.

Non parlava, ed in mezzo alle fiamme, mi guardava.

Quella fu l’unica volta in cui non capii cosa voleva dirmi.

Mi gettai in mezzo al fuoco per salvarlo.

La nostra casa bruciava, i nostri vestiti bruciavano e l’unica cosa che faceva era urlare e sbracciarsi per raggiungere non so cosa.

Poi non ricordo cosa successe.

Ricordo solo le bende bianche che vidi a terra nel sanatorio di Korvosa, le urla delle persone intorno a me ed il viso impaurito del guaritore che avevo davanti.

Dissero che sarebbe stato meglio se mi fossi fatto crescere i capelli.

Cacchio. Maledetto fuoco. Ora nei bordelli dovrò sempre pagare…

E pagai.

Tanto che quando non potei più pagare, chiesi al padrone del bordello, un certo Devargo Barvasi, di poter lavorare per lui.

Vivevo in un misero alloggio a Korvosa Vecchia.

Dopo qualche mese tornai alle macerie di casa Tadder e, nascondendo il mio volto, con l’aiuto di qualche bracciante riuscii a rimuovere il grosso mucchio di macerie nere che occupavano lo spazio dove un tempo sorgeva l’abitazione.

Rimosse le macerie, notai uno strano vano sotto la stanza dove dormiva mio padre.
A ripensarci, era proprio lì che sembrava tendere le sue mani quando cercavo di strapparlo alle fiamme…

Il vano era vuoto.

In quel momento però accadde una cosa strana… Un bracciante ancora presente, mentre beveva dell’acqua, perse l’equilibrio e la caraffa che aveva in mano rovesciò il suo contenuto proprio vicino a quel vano…
L’acqua sparì in un’istante.

Finito il lavoro li congedai e li pagai con quanto mi rimaneva.
Corsi a cercare intorno al vano e spostate le prime pietre mi si aprì un altro spazio.

Dentro trovai un sacchetto di monete d’oro, una chiave ed un astuccio porta pergamene.
Goffamente, intascato il sacchetto e la chiave, mi lanciai sulla pergamena.

La lessi come meglio potevo.
La lessi più rapidamente che potevo.
La rilessi.

Rividi mia madre, gli occhi di mio padre, i miei fratelli, la mia vita, il mio volto, il fuoco.
Rabbia. Nera rabbia accecante.

Gaedren Lamm.

Ora so cosa devo fare.

Ora so.

Grenon Tadder

Bless of the Crimson Thursday Omaster