Horan Tuk-Baruhk

Nano Barbaro

Description:

Figlio di Karaz della casata dei Tuk-Baruhk, è un giovane nano di 23 anni, alto 1,53 metri per 90 kg di peso.

La natura non è stata benevola con lui e Horan non fa nulla per piacere agli altri, anzi fa esattamente il contrario. Numerevoli cicatrici segnano ogni parte del corpo, viso, braccia, gambe.

Horan non è capace di instaurare un rapporto durevole con chicchessia né tantomeno sostenere una discussione civile; presto il tono della sua voce si alza, la mano si stringe intorno all’ascia e difficilmente riesce a controllare la sua rabbia.

Non porta capelli e barba: il padre gli disse un giorno che se li sarebbe potuti far crescere solo dopo aver dimostrato di meritarsi l’onore di essere un Tuk-Barhuk. In seguito alla morte del padre, due anni fa, ha deciso che barba e capelli se li sarebbe potuti far crescere solo dopo avere trovato ed ucciso il suo assassino.

Il padre ha lavorato in passato come guardia del corpo dell’arcibanchiere Darb Tuttle, della Banca di Abadar.

Il padre voleva che Horan si preparasse per entrare a fare parte della Guardia Korvosiana, per dargli un futuro e insegnarli a contenere i suoi scatti d’ira.

Ora Horan abita, da solo, in una stanza in affitto nel distretto Spiaggia Orientale.

Si mantiene con le ultime monete rimastegli dopo la vendita del bestiame che apparteneva al padre. Non saprebbe che lavoro fare… l’unica cosa che sa fare, è combattere.

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Bio:

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Il padre, Karaz della casata dei Tuk-Baruhk (due asce), stanco delle sue avventure e del suo girovagare per il mondo rischiando la vita, era giunto in città qualche anno prima come scorta dell’arcibanchiere Darb Tuttle, accompagnato da un giovane Horan.

Dopo aver portato a termine la sua ultima missione e riscosso il dovuto compenso, con ciò che aveva guadagnato nel corso delle sue avventure, aveva deciso di dedicarsi alla suo ultimo incarico, il più difficile, il più delicato: avrebbe dovuto forgiare il suo giovane figlio trasformandolo in una temibile e terribile macchina da guerra, affinchè entrasse poi a far parte della Guardia Korvosiana agli ordini del Maresciallo Cressida Kroft, la quale già conosceva le capacità combattive di Karaz ed era curiosa di vedere come sarebbe riuscito a plasmare il giovane figlio.

Il giovane Horan non avrebbe più dovuto rischiare la vita combattendo al soldo di discutibili personaggi come quel Gaedren Lamm, o per pochi spiccioli arraffati in oscure caverne difesi da strani esseri, ma sarebbe stato parte di un’istituzione, avrebbe difeso la città nella quale avrebbero vissuto ed invecchiato.
Horan, benchè giovanissimo, aveva già iniziato a far trasparire le sue capacità combattive, ma spesso era preda di strani scatti d’ira che ancora non riusciva a controllare.
Karaz, per plasmare Horan in un temibile guerriero avrebbe dovuto insegnargli come sfruttare questa arma potente che aveva in se.

Horan crebbe, l’ascia divenne la sua migliore amica e se un nano con un’ascia è pericoloso, un nano arrabbiato con un’ascia è estremamente pericoloso, ma un nano con un’ascia, animato da incontrollabile furia, è letale.
Karaz aveva fatto un buon lavoro, quelli che erano una volta degli scatti d’ira divennero ben presto un’arma aggiuntiva in Horan, ma mancava un tassello, poiché quando Horan cadeva in questo stato di cieco furore peccava in precisione, benchè divenisse ancor più devastante se il colpo andava a segno.

Più di una volta Horan aveva provato a chiedere al padre della sua vita precedente, di chi fosse quell’individuo Gaedren Lamm e chi fossero stati e dove fossero adesso i suoi vecchi compagni d’avventura; Karaz si era sempre rifiutato di raccontare al figlio la storia del suo passato, finchè un giorno il passato bussò alla porta della loro abitazione.
Gaedren Lamm era lì, davanti a lui, dai modi di fare falsamente gentili, viscido e mellifluo come solo gli uomini perfidi possono essere. Si presentò senza nascondere la sua identità, disse che aveva bisogno di parlare con suo padre Karaz, compagno di vecchie avventure per proporgli un nuovo affare e farsi restituire qualcosa che, anni fa gli aveva chiesto di custodire.

Karaz arrivò, arrabbiato ed affannato.
Si chiusero in cucina, mentre Horan venne mandato fuori ad allenarsi.
Li sentì urlare, solo il padre a dire il vero, poi la porta si spalancò e Lamm venne letteralmente lanciato fuori, cadde e per un attimo gli sguardi di Horan dell’uomo malvagio si incontrarono.
Solo per un attimo che però bastò ad Horan per vedere un lampo di malvagità attraversare gli occhi dell’uomo.
Lamm si rialzò da terra, non gridò vendetta.
Non disse nulla.
Se ne andò.

La notte stessa Karaz morì ucciso da un pugnale infilzato nella schiena.
Un pugnale con un’impugnatura particolare sulla quale erano incise due lettere: G. L.
Il giorno dopo, Horan della casata dei Tuk-Baruhk “due asce”, prese la sua grande ascia bipenne, indossò la sua armatura, prese il pugnale dalla schiena del padre e giurando sul corpo ancora caldo del genitore che avrebbe trovato ed ucciso Gaedren Lamm, lasciò la sua casa ed iniziò la caccia all’assassino.
Lo giurò con il sangue che sgorgò dal suo braccio quando si affondò la lama assassina e lasciò che il proprio sangue si mischiasse con quello del padre.

Horan Tuk-Baruhk

Bless of the Crimson Thursday Omaster