Bless of the Crimson Thursday

Un alleato improbabile

Seven days to the grave parte 6 (di Danilo)

La lotta per la sopravvivenza si è di nuovo interrotta, siamo vivi, lo stanzone è piombato in un silenzio assurdo, Ragnar è piuttosto indebolito anche se probabilmente in questo stato è ancora l’uomo più forte che abbia mai visto, Juan Sanchez Villalobos Ramìrez invece è ben più preoccupante, non dà segno di riconoscerci o di essere in grado di fare alcunché, Ragnar gli si è avvicinato con il suo solito modo irruento e si è spaventato, ora mi si è aggrappato addosso, spero che mi rimanga vicino perché non possiamo fermarci qui, dobbiamo trovare un’uscita.

Ragnar inizia ad aprire le porte in ordine, sono tante, speriamo bene. Dietro le prime due scopriamo dei piccoli sgabuzzini pieni di cianfrusaglie. La terza è una porta ben diversa da quelle di legno finora incontrate. E’ fatta di marmo nero con sopra un’effige, un’opera d’arte, non fa presagire nulla di buono. La apre. Dentro una sacerdotessa di Urgatoa ci minaccia spaventata, due errori di troppo al cospetto di Ragnar. C’è una sorta di colonna di vetro con dentro una creatura immonda, al dire il vero le colonne di vetro a mo’ di enormi provette sono quattro e ognuna contiene una creatura ma solo quella vicina alla sacerdotessa sembra contenere qualcosa di ancora vivo.

Le parole della donna sono chiare “Andatevene o sarò costretta a liberare la creatura e allora saremo tutti morti!” Ha una sciabola in mano ed è pronta a colpire il contenitore di vetro, ma si vede che è riluttante a morire, vorrebbe che ce ne andassimo, lo vorrei anch’io, ma è Ragnar a guidare il gruppo in questo momento. La risposta non si fa attendere, parla di morte della sacerdotessa in modo veloce e più indolore possibile, quasi fosse un bel regalo, non si può tifare per il nemico ma a volte comprenderlo sì, nei suoi panni avrei anch’io liberato la creatura! Riprende la lotta per la sopravvivenza.

Il demone, corpo quasi umano e testa che ricorda quella del cranio di un cavallo, è davvero orrendo e una volta fuori dal vetro è anche più grosso di quel che sembrava, per fortuna sembra ancora stordito e possiamo approfittare per colpirlo duramente. Il buon umore dura poco, l’essere demoniaco si riprende, si allontana e sputa un mare di insetti su Ragnar, Grenon e la sacerdotessa. Lei cade morta, i miei compagni no, ma sono scossi dall’attacco inaspettato.

Ragnar è già addosso al mostro di nuovo quando Grenon Tadder urla la ritirata, usciamo dalla stanza e ci richiudiamo la porta alle spalle sperando che quell’essere non ci insegua. I combattenti sono molto feriti. Abbiamo bisogno di uscire di qua! E’ rimasta un’ultima porta, penso, giro gli occhi e Ragnar è già lì che la sta aprendo.

‘Si può fare un po’ meno rumore?’ Una voce da dentro la stanza. Il tono è fermo, estremamente calmo, chi ha parlato ha una padronanza di sé invidiabile e soprattutto non sembra assolutamente temerci. Rimango impietrito, quella frase sembra rimbombarmi in testa mille volte, no, non è la frase in sé, è il tono con cui è stata pronunciata, il tono di chi non conosce la paura, un tono così sicuro di sé da sembrare inumano. Mi ritrovo all’improvviso davanti a tutte le mie paure, i miei limiti, le mie debolezze, alla paura di morire che ho ogni volta che impugno l’arco…

Ragnar e Grenon entrano e iniziano a parlare con colui che è nella stanza. Ha un modo di parlare quasi aristocratico, ci tiene molto a presentarsi e a conoscere i nomi dei suoi interlocutori e offre loro delle pozioni perché li vede chiaramente feriti.
Si chiama Ramoska Arkminos ed è un nosferatu! Era un uomo, non si ricorda come sia diventato un vampiro ora però è ossessionato dal voler trovare una cura che lo riconduca alla sua natura umana. Essere un vampiro è per lui la peggiore maledizione che possa esistere, anela ad una morte in grazia di Dio e in questa forma è sicuro di non poterla avere.

‘Ma cosa sta succedendo qui?’ gli viene chiesto ed egli inizia a rivelarci che i medici e i sacerdoti della dea Pallida sono intenti qui e nell’ospedaletto sopra di noi a capire come mai il Velo di Sangue non stia infettando tutti i Varisiani. Stanno cercando addirittura di creare una malattia ancora più potente al fine di poter aumentare i contagiati sempre con lo scopo di poter autocompiacersi nel loro credo malato. Ramoska è stato inviato dal suo padrone il Conte Triniac per aiutare gli adoratori della Dea Pallida ma in realtà sta solo facendo finta di contribuire al potenziamento del virus: in effetti sta solo portando avanti la sua crociata contro il vampirismo.

Quando gli viene chiesto se sia possibile trovare una cura contro la pestilenza, risponde che pensa di sì e che anzi non dovrebbe essere nemmeno troppo difficile, partendo dal sangue di quei varisiani che ne sono immuni. Si offre di aiutarci perché è stanco anche lui di tanta inutile sofferenza.

Nel frattempo si avvicina al gruppo, incuriosito, anche Ramirez. Ragnar chiede al vampiro se può fare qualcosa anche per lui. Ramoska accosta una mano verso l’anziano guerriero “Oh certo, lui è fortunato, lui può morire!” e Juan Sanchez Villalobos Ramìrez si accascia al suolo senza vita!

Ragnar attacca risoluto l’essere immortale che ha ucciso Ramirez mentre il resto del gruppo ancora non riesce a capacitarsi dell’accaduto. Ramoska non perde il suo autocontrollo, cerca di spiegare a Ragnar che non può ucciderlo e che nemmeno lui vuole fargli del male. Ragnar sordo a qualsiasi tentativo di spiegazione continua imperterrito a menar fendenti contro l’antico uomo. Anche Grenon inizia a cercare di persuadere il barbaro a desistere dal suo intento omicida mentre io mi abbasso sul corpo di Ramirez per capire cosa gli sia successo. Rimango incredulo anche davanti alla terribile evidenza: Ramirez è davvero morto!

Nel frattempo il vampiro inizia a pronunciare rituali arcani contro Ragnar che però sembra in un primo momento non subirne gli effetti, poi all’improvviso cade a terra anche lui privo di sensi. Ramoska ci vede allarmati e ci dice con il suo solito tono calmo di chi non conosce emozioni che il combattente sta solo dormendo. Ci assicuriamo che sia così prima di chiedergli perché abbia ucciso Ramirez, lui ci spiega che per il nostro amico non c’era più nulla da fare se non condurre una vita che vita non era, ora è libero e soprattutto in pace! Non siamo assolutamente d’accordo con il Vampiro, la morte non può mai essere la soluzione ad un problema ma questo lui non sembra comprenderlo. Intuisco che pensa davvero di aver aiutato Ramirez con quel gesto, l’essere che ho di fronte non sa cosa sia la pietà ma nemmeno la speranza, ora sono sicuro che non sia umano e inizio a credere anch’io che viva immerso in una maledizione.

Sembra però sapere cosa sia l’onore e con il suo fare aristocratico rinnova al gruppo la promessa di aiutarci a guarire la città. Sarà possibile fidarsi del vampiro? Proviamo a metterlo alla prova dicendogli che prima deve aiutarci a sconfiggere la bestia immonda che c’è nella grande sala. Risponde che lo farà e che ci aiuterà anche a sconfiggere la somma sacerdotessa che risiede nelle stanze dopo quella del demone, chiede solo che non giunga voce al suo padrone di tale ribellione. Probabilmente accettare questa momentanea alleanza è un atto da incoscienti ma speriamo davvero di fare la cosa giusta e comunque distruggere il male che sta decimando questa città ci sembra che sia la cosa più importante per il momento, a qualunque costo.

Ragnar riprende i sensi, ricorda quanto accaduto poco prima e in lui si riaccende la rabbia omicida verso il Vampiro, cerca la sua possente arma, vede che è Grenon Tadder ad averla con sé e gli si fa minaccioso incontro per riaverla. Il guerriero la lancia in angolo della stanza ammonendo il barbaro di desistere dal suo intento ma Ragnar con uno scatto fulmineo recupera l’arma e inizia a colpire chiunque si metta tra lui e il Vampiro finendo così per ferire lo stesso Grenon e Jhatal.

Il vampiro è costretto ad addormentarlo di nuovo. A questo punto ci dice che potrebbe tentare di rimuovere dalla mente di Ragnar i ricordi questi ultimi minuti, accettiamo l’offerta e assistiamo ad un rituale arcano che sembra richiedere molta energia. Purtroppo dopo qualche minuto il Vampiro ci comunica che non è riuscito nel suo intento. A questo punto aspettiamo abbastanza timorosi il risveglio del nostro compagno premunendoci di nuovo di disarmarlo.

Quando Ragnar riapre di nuovo gli occhi Ramoska Arkminos inizia a parlare con il suo tono sicuro e privo di emozioni, ci coglie tutti di sorpresa, chiede scusa a Ragnar per l’accaduto, comprende solo ora di non aver saputo cogliere il significato delle sue parole quando ha chiesto di aiutare Ramirez e ammette di essere rimasto colpito nel vedere un umano tanto attaccato ad un amico. Il suo gesto è degno di avere una sorta di ricompensa: quando Ramoska avrà finalmente trovato una cura per il Vampirismo che lo affligge e sarà tornato un vero uomo allora si presenterà a Ragnar perché lo uccida!

Il discorso ottiene l’effetto di calmare il barbaro, così il gruppo può tornare a ricompattarsi per affrontare unito le minacce di questi luoghi. Ora che tutto è calmo scorgiamo una figura umana sul tavolo delle torture del vampiro, è la cavia a cui stava lavorando, è legata e imbavagliata ma ancora viva. La liberiamo e vediamo che ha dei tratti Shoanti anche se non di razza pura. Il suo nome è Elrik Tamiir-Klar e ci conferma di essere stato catturato dai medici per essere studiato in quanto non è stato contagiato dalla malattia. Ci conferma anche che il Vampiro è stata la creatura più clemente con lui da dopo la cattura e ha solo finto di torturarlo.

Nella stanza del vampiro ritrova anche tutto il suo equipaggiamento e si offre subito di unirsi alla nostra causa, vuole proprio fargliela pagare ai suoi strozzini! Così adagiamo sul tavolo il corpo del buon Ramirez e ci accingiamo a tornare verso la stanza dove abbiamo affrontato il demone metà cavallo, metà uomo e metà angelo.
La stanza è vuota: il demone deve essersene andato!

Decidiamo quindi di proseguire alla ricerca della somma sacerdotessa. Ramoska ci guida con passo sicuro fino all’entrata di un tempio sotterraneo di forma circolare. La grande stanza su cui ci affacciamo ha anche una volta a cupola che però rimane completamente sotto il livello delle strade di Korvosa. Veniamo colpiti da un odore estremamente nauseabondo che fatichiamo a distinguere, è come fosse un insieme di più odori sgradevoli insieme. Al centro del tempio c’è una statua enorme raffigurante Urgatoa, la dea pallida. Ai piedi della statua la temuta sacerdotessa che, intuiamo, ci stava aspettando! Ci dice che le sette vasche che contornano l’intera stanza sono piene dei liquidi corporei della dea che regna sulla malattia (ecco cos’era quell’odore infernale!). Se aneliamo a un potere che non possiamo nemmeno immaginare non dobbiamo fare altro che bere da una delle vasche e unirci a lei.

Siamo qui per affrontarla non per trattare! Ma oltretutto la proposta che ci fa è davvero ripugnante!!

Inizia inevitabilmente lo scontro e grazie alla superiorità numerica, oltre all’appoggio del Vampiro, tutto fila per il meglio e in men che non si dica la chierica è sconfitta. Troppo facile! E infatti il corpo della donna inizia a levitare e a trasformarsi finché dinnanzi a noi appare una figura simile a quella rappresentata dalla statua al centro della stanza. Un essere enorme dalle sembianze della dea pallida: la Figlia di Urgatoa!

Non ci facciamo cogliere impreparati e attacchiamo al meglio delle nostre possibilità. Lo scontro si fa subito più duro di quello appena terminato. L’Avatar ha tutti addosso e inizia a sollevarsi nell’aria per portarsi fuori dalla portata dei nostri combattenti, ma non riesce ad evitare le frecce del mio arco e nemmeno i poteri magici del Vampiro. Riusciamo in questo modo a ferirla gravemente e quando accenna ad abbassarsi per contrattaccare subisce l’impeto di Ragnar che l’abbatte definitivamente.

L’abbiamo vista brutta anche questa volta ma ce l’abbiamo fatta! Mi avvicino sollevato al vampiro che ha mantenuto (per ora) la sua parola e gli stringo la mano!

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