Bless of the Crimson Thursday

Il relitto

Seven days to the grave parte 3

Ragnar è ancora nel bosco a sud della città, dove cerca di recuperare le forze dopo essere guarito dal Velo di Sangue.

Juan Sanchez Villalobos Ramìrez lascia Grenon e Lionel sulla Shintia, e si dirige verso casa Valkin, dove dopo avere salutato Wiola Valkin chiede di parlare con il padre, Sinder, al quale chiede di trasferire tutta la famiglia sulla sua barca, in quanto in città sta per scoppiare un’epidemia senza precedenti. L’uomo, che ha ospitato Ramirez nella sua casa per più di un anno, ascolta il consiglio del Brevoyano e dopo avere fatto un pò di provviste, si trasferisce con la figlia e il nipote sulla Shintia.

Nel tardo pomeriggio, Ragnar rientra nelle mura cittadine, e si dirige alla barca del compagno, il quale lo esorta a trasferire la sua famiglia come ha fatto con quella dei Valkin. Il barbaro accoglie la proposta e corre a casa dove scopre di avere contagiato la moglie, con la quale ha dormito due notti prima. Decide allora di portarla allo Scrigno di Abadar, affinchè un sacerdote possa guarirla immediatamente. Facendosi strada tra i popolani che ingombrano l’entrata del tempio, riesce ad entrare e a parlare con Ishani Dhatri che però non ha la capacità di curare sua moglie fino al giorno seguente, avendo già dato fondo a tutte le energie divine concessegli dal suo dio.

Ragnar decide allora di passare la notte all’interno del tempio, sistemandosi con la moglie in un giaciglio improvvisato. All’alba della mattina seguente, dopo le preghiere mattutine, il giovane chierico li raggiunge e, a fronte della solita generosa offerta, usa i suoi poteri divini per curare la donna.

Nel frattempo, Ramirez chiede a Grenon Tadder di portare una lettera a Vencarlo Orisini. Il giorno prima, lo aveva chiesto al padre di Wiola, ma l’anziano uomo non era riuscito a recapitarla in quanto due Sirene Grigie stavano piantonando l’entrata dell’accademia Orisini. Nella lettera, Ramirez asserisce di avere capito che è lui, il maestro di spada, che veste i panni di Blackjack e si dichiara disponibile ad aiutarlo! Giusta o sbagliata che sia l’intuizione di Ramirez, qualora la lettera finisse nelle mani della Regina, per gli avventurieri sarebbero grossi guai.

Grenon accetta comunque l’incarico, prende in prestito il carro di Horan e si dirige verso Korvosa Vecchia. Durante il tragitto, a Punta Nord, vede il corpo senza vita di un uomo, il volto irriconoscibile deturpato dal morbo. E’ la prima vittima del Velo di Sangue.

Giunto all’Accademia Orisini, vede che le due Sirene Grigie sono ancora presenti, davanti all’ingresso chiuso dell’edificio. Cercando di non farsi notare, conduce il carro oltre l’angolo e si ferma sul lato opposto a quello del palazzo, dove vede una finestra aperta al secondo piano. Lanciando un sasso, attira l’attenzione di Vencarlo, che era nella stanza e si affaccia.
Quando Grenon gli indica a gesti di avere una missiva per lui, il maestro di spada avvicina un manichino alla finestra e il suo ex allievo, dopo avere avvolto la lettera ad una freccia, la scocca e colpisce il bersaglio, recapitando il messaggio.

Orisini scompare dalla vista, per riapparire dopo qualche minuto. Usando lo stesso metodo, conficca con precisione una freccia sul carro di Grenon e poi si allontana dalla finestra. L’avventuriero riparte senza esitare, dirigendosi con il carro verso i moli occidentali, dove arriva dopo una mezz’ora. Giunto alla Shintia, consegna il messaggio a Ramirez, che lo legge ad alta voce e poi lo distrugge. Nella risposta, Vencarlo Orisini dice di essere troppo vecchio per impersonare Blackjack, ma che se avrà modo di rivederlo, gli riferirà la proposta di alleanza degli avventurieri. Dice anche di essere stato messo agli arresti domiciliari, a seguito delle sue avventate dichiarazioni pubbliche contro il trono cremisi, ma che al momento preferisce non scappare, in quanto deve sistemare alcune questioni.

Nel primo pomeriggio, gli avventurieri iniziano a prepararsi per la perlustrazione del relitto del vascello abbattuto quattro notti prima. Grenon Tadder va ad acquistare degli arpioni, dei coltelli e delle lunghe corde di canapa, mentre Juan Sanchez Villalobos Ramìrez fa visita a Feynman per chiedergli in che modo potranno illuminare un po’ le profonde acque dello Jeggare. L’alchimista gli chiede di acquistare della polvere di fosforo in una bottega su Le Alture e dopo che Ramirez è riuscito ad acquistarla la utilizza per preparargli nove torce luminose che, anche se per breve durata, faranno luce anche sott’acqua.

Nel frattempo Lionel C.K. e Wiola Valkin recuperano delle pietre e ci imbottiscono alcuni zaini, per utilizzarli come zavorra al fine di calarsi nelle profonde acque dello Jeggare.

La Shintia lascia il molo, a bordo, oltre agli avventurieri, ci sono anche le famiglie di Ragnar e dei Valkin. Disceso il fiume fino al punto dove dovrebbe essersi inabissato il vascello, Ramirez getta l’ancora e Ragnar, Lionel C.K. e Grenon Tadder si preparano per l’immersione. Ognuno di loro si zavorra e viene legato a una delle tre lunghe corde che li manterranno legati alla barca. Quelli che restano sul ponte, saranno pronti a tirare su le corde se coloro che si immergono le strattoneranno.

I tre avventurieri, dopo avere effettuato un lungo respiro, si buttano nelle fredde acque dello Jeggare e, andando a fondo a causa della zavorra, iniziano a cercare il relitto. La ricerca non è semplice, visto che dopo un paio di minuti il fiato è terminato e sono costretti a tornare in superficie. Le immersioni si ripetono, effettuando piccoli spostamenti di volta in volta, ma senza risultato. A complicare le cose, ci si mettono anche alcune anguille che nelle profondità del fiume attaccano prima Grenon e poi Ragnar.

Dopo circa un ‘ora, quando anche le ultime tre torce al fosforo stanno per esaurirsi, Lionel C.K. vede finalmente una grossa sagoma adagiata sul fondo del fiume: è quella del relitto. Risalito in superficie e informati i compagni, in tre fanno l’ultima immersione, questa volta a colpo sicuro. Discesi sul posto, riescono facilmente ad entrare nello scafo, sventrato dai colpi di cannone e dallo schianto con uno scoglio presente sul fondale. Il nome del veliero, scritto sulla prua, è emblematico: inganno.

All’interno dello scafo, trovano oltre a diversi piccoli scrigni vuoti anche uno scrigno sigillato. Poi, nella cabina di comando, vedono galleggiare una maschera con il becco lungo, uguale a quella indossata dei Medici della regina e il corpo senza vita, pallido e gonfio, di un uomo che porta al collo una catena con un simbolo che non conoscono.

Dopo avere preso lo scrigno, la maschera e il medaglione, i tre tornano in superficie e rientrano tutti sulla Shintia che inizia a ripercorrere lo Jeggare per tornare al molo.

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